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Pejo e Val di Sole

Attivitą sportive e non solo nelle valli di Pejo e di Sole

Sia in Val di Pejo che in Val di Sole sono numerose le occasioni e le proposte per fare attività fisica e sportiva ed al contempo scoprire ed osservare la montagna da vicino.
Drante la stagione primaverile, estiva, ed in parte quella autunnale potrete scoprire numerose mete attraverso escursioni (in vari livelli di difficoltà), non solo attraverso il trekking, ma anche:
  • alpinismo
  • il Nordic Wallking
  • arrampicate, free climibing
  • ferrate e sentieri attrezzati

Altre attività che riscuotono notevole interesse, e per le quali il nostro territorio è ben organizzato sono :
  • rafting nei torrenti della val di Sole (anche in gruppi)
  • mountain bike
  • il tiro con l'arco
  • l'equitazione
  • percorsi sulle corde.

Durante la stagione invernale la Skiarea di Pejo3000 e le vicine stazioni sciistiche della Val di Sole di Folgarida e Marilleva sono le mete obbligate per coloro che praticano lo sci alpino o lo snowboard, ma non mancano alternative come:

  • lo scialpinismo
  • escursioni con le ciaspole
  • cascate di ghiaccio
  • sleddog
INFO VAL DI PEIO
 
Altezza: 1.173 s.l.m.
Abitanti: 1908
Municipio: Piazza Municipio, 6 - Tel. 0463 754059 - Fax 0463 754465
Comune: Peio   Frazioni: Cogolo, Peio Terme, Peio Paese, Cellentino e Strombiano, Celledizzo,  Comasine.
 
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Conosciuta anche come la “Valletta”, essa è interamente compresa nel comune di Peio. Essa segue il corso dell’alto Noce, in direzione nord-ovest, incuneata ai piedi del gruppo Ortles-Cevedale, con cime che non di rado sfiorano i 4000 metri di altitudine. 
A partire dal fondovalle, numerosi sono i centri abitati che si susseguono: Celentino e Strombiano, Comasine, Celledizzo, Cogolo, sede municipale, mentre più in alto, ormai nel Parco Nazionale dello Stelvio, si trovano Peio Fonti e Peio Paese. In valle grande importanza riveste l’allevamento, sia bovino, sia ovicaprino, legato a produzioni casearie biologiche di grande qualità. L’intera valle si presenta come un centro turistico sia estivo che invernale di prima grandezza, dai paesaggi suggestivi, le comode passeggiate, base per escursioni in alta montagna tra le più emozionanti.

STORIA

I reperti venuti alla luce sul dosso di San Rocco, appena sopra l’abitato di Peio, testimoniano come la valle fosse abitata da genti gallo-retiche, pochi secoli prima di Cristo. Gli stessi toponimi rivelano origini remote per gli insediamenti della valle. Ancora da epoche antiche venivano sfruttate le miniere di ferro che in valle si trovano abbondanti, per un’attività estrattiva che si è conclusa solo pochi decenni fa. Le vicende della valle hanno seguito per lunghi secoli quelle della Val di Sole e del Principato trentino, con un’economia prevalentemente agricola e legata allo sfruttamento delle risorse forestali, oggi opportunamente integrata dal turismo.


ARTE

Numerosi sono i monumenti d’arte che costellano la Val di Peio: tra di essi sono da ricordare l’isolata e suggestiva chiesa di S. Lucia di Comasine, la parrocchiale di Cogolo, dedicata ai santi Filippo e Giacomo, la chiesetta di Pegaia, unica superstite di un insediamento oggi scomparso, la chiesa di Peio Paese di San Giorgio, il cui campanile è adorno di un gigantesco San Cristoforo quattrocentesco, alto oltre 7 metri.

IL PAESE DI COGOLO

Cogolo rappresenta il cuore amministrativo ed economico della Val di Peio, sede municipale del comune che la comprende per intero. Posto alla confluenza tra i due rami del Noce, quello di la Mar e quello di Monte, Cogolo vanta attività economiche assai diversificate, ognuna legata all’ambiente montano della valle. Innanzitutto lo stabilimento delle acque minerali “Peio”, conosciute in tutta Italia, che raggiungono la sede dell’imbottigliamento attraverso un acquedotto lungo circa due chilometri, provenienti dalla Fonte Alpina di Peio. Di grande importanza è poi l’allevamento, sia bovino, sia ovicaprino, legato a produzioni casearie biologiche di grande qualità. Un quadro che fa di Cogolo un centro turistico sia estivo che invernale di prima grandezza, dai paesaggi suggestivi, le comode passeggiate, base per escursioni in alta montagna tra le più emozionanti.

STORIA

L’abitato di Cogolo, oggi sede del Municipio di Peio, ha assunto una posizione centrale nella vita politico-amministrativa ed economica della “Valletta” solo nel corso del Novecento; nei secoli precedenti fu soggetta alle comunità vicine, Pegaia prima, Celledizzo poi, sia per le questioni civili che per quelle religiose. Citato nel Codex Wangianus del 1215 come Cogullo, il paese si strutturò in due rioni: il colomello de fora e il colomello di dentro. Tra la fine del XV secolo e gli inizi dell’Ottocento vi dimorò la famiglia dei nobili Migazzi, di origine lombarda, che fece costruire un bel palazzotto ancora esistente. Nel 1853 la polizia austriaca arrestò il cadorino Pier Fortunato Calvi, fervente mazziniano.Tra il 1810 e il 1814 Cogolo fece parte del Comune di Celledizzo e in età fascista fu aggregato a Peio.

 

ARTE

In una posizione un po’ decentrata rispetto al centro del paese esiste un complesso monumentale costituito dalla vecchia chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, dalla cinquecentesca cappella di San Rocco (oggi usata come deposito di legna) e dall’antico palazzo della famiglia Migazzi (oggi sede della canonica e della biblioteca). L’antica residenza nobiliare, un tempo fortificata, ha ormai perduto l’aspetto originario (all’interno tracce della torre), dopo aver subito innumerevoli trasformazioni. La chiesa, ricostruita nel 1332, come testimonia un’epigrafe posta sulla parete nord, da un certo Dolzanus, conserva interessanti testimonianze pittoriche: un ciclo d’affreschi interni con storie di Santa Caterina realizzato dalla bottega bascheniana verso la fine del ‘400 e le pitture esterne della parete settentrionale eseguite nel 1643 da Giovanni Angelo Valorsa con scene della Passione di Cristo (Ultima cena, Flagellazione, Resurrezione) e Santi. Sulla parete di fondo dell’abside un’ancona lignea barocca custodisce uno scrigno tardogotico. L’altare maggiore, settecentesco, è in marmi policromi. Sull’altare laterale destro si trova una pala con la Madonna e i santi titolari attribuibile ad un pittore della scuola fiemmese. Sul campanile compare l’immagine frammentaria di un San Cristoforo databile al 1370-80.

 

DA NON PERDERE

All’imbocco della Val di la Mar, in posizione isolata, sorge la piccola chiesa cimiteriale di Pegaia, unica superstite di un antico villaggio scomparso a causa di una frana nel 1431. La chiesa, dedicata a San Bartolomeo, è decorata all’esterno con alcune immagini tra le quali un imponente San Cristoforo, e all’esterno con affreschi risalenti al 1513; dei particolare interesse i graffiti che testimoniano la pestilenza del 1630.

PEIO TERME O PEIO FONTI un tempo conosciuta come “Peio Fonti”, è ancora oggi una delle stazioni termali più conosciute in Europa. Situato in una conca splendidamente alpestre, presenta numerose strutture ricettive, alberghi e ristoranti, percorsi salute nel bosco, impianti di risalita in funzione in estate e in inverno, che fanno da cornice alla presenza dei moderni stabilimenti termali.

STORIA

Fin dal XVII secolo medici e scienziati salivano a Peio “admirandum dei donum”, per esaminare e ammirare le proprietà curative dell’acqua acidula di Peio. Addirittura padre Tovazzi fa risalire la conoscenza dei “Bagni di Pej” al 1549. Durante la guerra di successione spagnola le carte riferiscono di barili d’acqua che venivano portati all’accampamento degli ufficiali dislocati in Val di Sole. Le fonti conosciute e esaminate sono sei, cinque della quali a Peio Terme ed una alla vecchia miniera di Cellentino. Lo sviluppo delle terme fu costante, con un’industria che nei secoli portò l’acqua di Peio ad essere venduta perfino a Mosca, notissima nei territori dell’impero asburgico e nelle vicine regioni italiane.

 

ARTE

L’abbondante affluenza di bagnanti spinse a costruire per la località un luogo di culto che trovò una prima espressione in un’edicola, edificata nel 1771, dedicata a San Camillo de Lellis. Essa divenne poi una chiesa, grazie a lavori di ampliamento del 1867, assumendo le proprie forme attuali nel 1955. Fu decorata da Teodoro Fengler nel 1935.

 

DA NON PERDERE

Magari utilizzando la funivia Talenta e la seggiovia dei Cembri, che conduce fino a 2300 metri di quota, o meglio salendo a piedi, una stupenda “impresa”, lunga e impegnativa ma non difficile, è quella di salire ai 3.645 m del Monte Vioz, una delle cime più belle del gruppo del Cevedale. Poco sotto la cima, a 3.535 metri, nei pressi del centenario rifugio Vioz, si trova la piccola chiesa dedicata a San Bernardo, la chiesa più alta d’Europa, eretta nel 1948.

PEIO PAESE

Ai tempi dell’Impero austriaco Peio paese (così chiamato per distinguerlo dalla frazione turistica di Peio Terme), si vantava di essere il più alto della monarchia asburgica, con i suoi 1.584 m di altitudine. Piccolo gioiello, sia per la bellezza dei suoi edifici in stile alpino che per la ricchezza artistica della sua chiesa, Peio paese vanta ancora oggi la presenza attiva di un caseificio turnario, gestito da un consorzio di famiglie. Sul colle di San Rocco infine, accanto alla suggestiva chiesetta, si trova un monumento dedicato ai caduti della Grande Guerra.

STORIA

Il toponimo prelatino, ricordato in un documento del 1200 (in Pello), che si richiama al celtico Pelus e i ritrovamenti archeologici al dosso di San Rocco testimoniano la presenza di un insediamento umano prima dell’arrivo dei romani. Dal bassomedioevo agli inizi del XIX secolo il paese si autogovernò secondo norme regolanari. La Carta di Regola risale al 1522, ma già nel 1338 si nominano due regolani. Nel Trecento il villaggio aveva un proprio luogo di culto e nel 1481 ottenne un sacerdote stabile. Nel XVI secolo formò con Comasine uno dei sette “sindacati” della Pieve di Ossana. Tra il 1810 e il 1819 fu costituito in Municipio autonomo; la situazione rimase immutata durante l’impero austriaco (Peio si vantava di essere il comune più alto, 1.584 m, della monarchia asburgica). Nel Novecento Peio rimase comune, ma il capoluogo divenne Cogolo.

 

ARTE

La chiesa dei Santi Giorgio e Lazzaro si presenta nella sua ricostruzione quattrocentesca come un edificio gotico d’aspetto articolato ed irregolare. Staccato dalla chiesa si innalza il campanile dalla cuspide piramidale in pietra, costruito da maestranze comasche tra il 1480 e il 1483. La parete sud è affrescata con l’immagine di un maestoso San Cristoforo accompagnato da altre figure e stemmi nobiliari. L’interno della parrocchiale è diviso in due navate, separate da colonne lapidee; la volta è costolonata. Gli arredi sono di grande interesse: la grande ancona barocca dell’altar maggiore del Lenner accoglie i resti di un altare tardogotico del primo Cinquecento; il pulpito del 1686 è di Domenico Bezzi; l’altare seicentesco dei Disciplini è di scuola tedesca; gli stalli lignei sono settecenteschi.

 

DA NON PERDERE

Merita una visita il museo della guerra Bianca “Peio 1914-1918 - La Guerra sulla porta”, collezione eterogenee di cimeli, armi e fotografie della Prima Guerra Mondiale recuperate sui fronti del Tonale e dell’Ortles-Cevedale a testimonianza della lunga ed aspra Guerra Bianca. A pochi minuti dal paese di Peio un colle alberato, il Dosso di San Rocco, fa da scrigno per la cappella del santo patrono degli appestati (inizi del 1500) e per il cimitero austro-ungarico. Qui vennero inumati più di cento soldati di varie nazionalità, deceduti nelle battaglie della prima guerra mondiale sul vicinissimo fronte. Una grigia piramide di pietra, elevata nel 1916 e con all’apice l’aquila asburgica che vigila verso la Lombardia, è monito contro ogni insensato conflitto. Attualmente il cimitero ospita i tumuli dei cinque soldati imperiali emersi dai ghiacci del Piz Giumella a partire dall’agosto del 2004.


CELLEDIZZO

Adagiato in leggera pendenza su di un conoide alluvionale, Celledizzo è oggi quasi unito al capoluogo della Val di Peio, Cogolo. Oggi Celledizzo è centro in costante sviluppo, che ospita varie attività, legate soprattutto al turismo ed all’artigianato locale: appena entrati in paese è possibile ancora oggi vedere la vecchia segheria.

STORIA

Il paese è documentato nel 1220 (de Celladicio), ma la sua origine è sicuramente più antica. La chiesa ricordata nel 1323 sembra fosse la matrice di tutte le cappelle della valletta di Peio. Nel 1409 era indipendente per l’amministrazione dei sacramenti dalla pieve di Ossana. Celledizzo formò un’unica comunità con il vicino paese di Cogolo, e si autogovernò secondo propri statuti regolanari (doc. 1764) fino agli inizi dell’Ottocento. Al tempo del regno italico di Napoleone fu sede municipale, mentre formò comune autonomo durante l’impero austriaco. Dopo la Grande Guerra fu aggregato al comune di Peio.

 

ARTE

La parrocchiale dei Santi Fabiano e Sebastiano si presenta nel suo assetto quattro-cinquecentesco, in parte modificato dall’allungamento della navata verso l’ingresso (1621). L’interno a navata unica è coperto da una volta costolonata tipica dell’architettura gotica solandra. La zona presbiteriale conserva lacerti di affreschi di primo Cinquecento. Interessanti ancone lignee intagliate incorniciano belle pale sei e settecentesche. Le tele della Via Crucis sono state attribuite al pittore rivano Giuseppe Craffonara (1790-1837).

 

DA NON PERDERE

Dietro la chiesa parrocchiale sorge l’antica cappella dedicata a San Rocco, ma conosciuta anche con il nome di Sant’Antonio abate, di cui rimane solo la zona absidale. La costruzione del nuovo campanile della chiesa principale (1893) portò alla distruzione dell’aula della cappella. All’interno si conserva un importante ciclo d’affresco del 1473 assegnato ai fratelli Giovanni e Battista Baschenis. I dipinti raffigurano i simboli degli Evangelisti, una Crocifissione, la Natività, l’Adorazione dei magi, teorie di santi.

Particolarmente interessante il locale Museo del Legno, ricavato all’interno della vecchia segheria di Celledizzo, risalente ai primi dell’Ottocento. Al piano superiore è rimasta intatta la falegnameria, con una sega alimentata da un volano elettrico, mentre al piano terra sono state ricavate alcune sale nelle quali sono esposti attrezzi e mobili antichi e pregiati. A corredo del percorso espositivo un plastico costruito con materiali autentici, che rappresenta l’intera Val di Peio con i suoi peculiari siti culturali.

COMASINE

Si tratta senza dubbio di uno dei paesi più suggestivi della valle, posto sulla sinistra risalendo la Val di Peio. Di straordinaria antichità e tradizione è nel paese l’attività estrattiva del ferro, nota fin dalle età preromana e protrattasi fino alla metà del XIX secolo. Di grande importanza è poi l’allevamento e una povera agricoltura: ancora oggi è possibile vedere, anche se non più funzionante, un mulino di epoca seicentesca.

STORIA

Il toponimo prelatino citato nel codice Wanghiano (anno 1210) testimonia l’antichità dell’insediamento. Il paese è noto per le miniere di ferro del Monte Boai, lavorato sin dall’epoca protostorica. Non è certa un’attività estrattiva da parte dei romani, mentre è documentata quella bassomedievale (dal XIV secolo in poi), che continuò con fortune alterne fino al XIX secolo. La comunità si organizzò secondo statuti propri. Nel XIV secolo esisteva già la chiesa di Santa Lucia costruita su un’altura fuori dal villaggio. Comasine fu interessata nel corso dei secoli da valanghe ed incendi che la distrussero più volte. Tra il 1810 e il 1819 fu aggregata al municipio di Celledizzo, mentre costituì comune autonomo in età austriaca. Nel 1928 fu unita al comune di Peio.

 

ARTE

Bella, ma ormai spoglia dei suoi arredi preziosi, è la chiesa medievale di Santa Lucia isolata su un colle fuori dal paese. Un massiccio campanile con cuspide in pietra e bifore romaniche è costruito accanto. Documentata nel 1374 fu ampliata e dotata di un portico nel XVI secolo. Gli altari lignei sono oggi collocati nella chiesa di San Matteo esistente già a metà ‘400 al centro del paese. La disposizione interna della parrocchiale è a croce greca; il portale tardorinascimentale reca la data 1619. Il tozzo campanile fu ricostruito dopo l’incendio del 1853. Gli altari lignei dorati e intagliati uscirono dalle botteghe di Lenner e dei Ramus. Pregevole quello dei Santi Rocco e Bernardino con un trittico tardogotico inserito in un’ancona barocca.

 

DA NON PERDERE

Da visitare un antichissimo bosco di larici in Val Comasine, per una giornata a contatto con la natura sui sentieri di montagna. “L’antico bosco di larice” è un bosco composto da 130 larici che raggiungono ed in alcuni casi superano i 600 anni d’età. Il sentiero, lungo 4,3 chilometri, si snoda con partenza e ritorno dalla località Camp a 2.120 metri ed occupa 9 ettari di territorio. Ci si inoltra poco alla volta in un mondo vecchio di secoli (i più “anziani” sono nati nel 1350 circa) con larici riconoscibili per dimensioni (sono più grandi) e di colore scuro, in un luogo in cui le glaciazioni hanno modellato la valle e formato un “ghiacciaio di pietra” con il miscuglio di ghiacci e detriti, con un lento innesco delle piante, licheni, mirtilli e solamente in seguito il bosco.

CELLENTINO E STROMBIANO

Entrati nella valletta Celentino e Strombiano sono i primi insediamenti che si incontrano, raggiungibili percorrendo la strada che si diparte sulla destra dalla statale. Paesi dall’inconfondibile aspetto alpino, con grandi case e sovrastrutture lignee, vivono oggi grazie al turismo una stagione nuova ed inedita. Di Celentino era il famigerato Cristoforo Tapparelli, brigante, assassino e rapitore, che venne giustiziato a Trento nel 1733.

STORIA

In un urbario dell’anno 1200 è citato il villaggio di Celantino, mentre pochi anni dopo, nel 1220, è attestato Strambiano. I due paesi fin dal bassomedioevo costituivano un’unica comunità organizzata secondo norme regolanari, trascritte in una pergamena del 1456. Una torre, considerata d’epoca romana dalla tradizione popolare, sorgeva nei pressi di Strombiano ed aveva funzione di posto di guardia. Una “capella Celantini” è ricordata nel 1301 e dipendeva direttamente dalla chiesa pievana; nel XVI secolo fu eretta a curazia. Agli inizi del XVIII secolo i vicini di Strombiano costruirono un proprio luogo di culto. Durante il regno italico Celentino fece parte del municipio di Celledizzo e con l’impero d’Austria fu costituito in comune autonomo. Dopo la Grande Guerra fu aggregato al comune di Peio.


ARTE

Nel corso del XIX secolo fu riedificata la chiesa di Celentino dedicata a Sant’Agostino. L’edificio è a navata unica. Ha tre altari: il maggiore in marmo nasconde l’antica ancona lignea, mentre i minori sono in legno intagliato e dorato. Le pale risalgono al XVII e al XVIII secolo. Le tele della Via Crucis furono dipinte da un Dalla Torre di Mezzana dopo il 1782, imitando quelle di Henrici presso la chiesa di Pellizzano.


DA NON PERDERE

Merita una visita Casa Grazioli a Strombiano, tipica antica abitazione contadina in cui si sono conservati intatti gli ambienti interni: la camera da letto rivestita di legno (stüa fodrada), la stufa in ceramica (“fornel a ole”), nonché due vecchie cucine con focolare aperto (foglár), due forni da pane (fóren dei panéti). La caratteristica casa è il nucleo centrale del locale Ecomuseo.

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Val di Pejo... piccolo mondo alpino da scoprire

Piccola ed incantevole valle circondata da maestose montagne del Gruppo Ortles-Cevedale, Dolomiti di Brenta, Adamello Presanella, è situata nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio- settore orientale del Trentino. Dalla "valletta" (così chiamata la val di Pejo dai residenti) è possibile raggiungere:

In Val di Peio
  • da Peio Terme il Forte Barba di Fior, il  Fontanino di Cellentino, il lago Pian Palù, il rifugio Doss dei Gembri a mt. 2400 raggiungibile con le seggiovie,
  • a Peio Paese il laghetto di Covel e la malga con le capre, la cascata Cadini, il museo della guerra, la chiesetta di San Rocco, l'aea faunistica, la Malga Talè con percorso naturalistico.
  • da Cogolo Malga Mare con partenza per il rifugio Larcher al Cevedale e al giro dei 5 laghi, in Val Comasine per il percorso dei larici monumentali, a Celletino  per la malga Campo e lago Monte.
In Val di Sole
  • il laghetto dei Caprioli, i paesini della montagna Ortisè- Menas e Castello, la Val Piana.
In Val di Rabbi
  • le cascate del Saent, cascate Valorz, il percorso dei larici monumentali, la segheria veneziana, la casa della marmotta, il gioco del Parco, fattoria didattica.
In Val di Non
  • il famoso lago rosso di Tovel, il santuario di San Romedio, il lago Smeraldo con il Canyon Rio Sass e il rio Novella con il Canyon San Biagio, il passo della Mendola e delle Palade per poi proseguire per Bolzano e Merano, la Val d'Ultimo.

Mete nelle vicinanze (40/60 km)
Altre mete da non perdere e raggiungibili in gite di una giornata potrebbero essere:
  • Madonna di Campiglio, cascate Vallesinella, casate Nardis in Val di Genova.
  • Passo del Tonale, ghiacciaio del Presena, Ponte di Legno, Passo Gavia.
  • Incisioni rupestri in Val Camonica
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